lavandosi i denti prima di dormire, una specie di mossa interlocutoria, un passo da tentare nel gioco del tempo che si perde, del continuo approssimarsi alla morte.
lavandosi i denti prima di dormire, una specie di mossa interlocutoria, un passo da tentare nel gioco del tempo che si perde, del continuo approssimarsi alla morte.
ampi golfi aperti al di là delle tue opinioni.
percepito come insultante da molti.
le prospettive avveniristiche delle strade in estate.
dominio pubblico.
accedendo a qualche ricordo inorganico, prenatale.
entrando nell’orbita di un’età più matura, di disincanto verso certi ideali di giustizia sociale, e di maggiore capacità di acquisto.
l’ordine mondiale delle sevizie.
aspettando l’età in cui, finalmente, saprò quello che dico.
improvvisi sensi di colpa, che si aprono la strada tra le incertezze del mattino.
riferendoci, in sede di discussione, ad alcuni eventi secondari come alla nostra vita.
cercando di ricordare un nome, il senso lato di un’occasione.
la trama della tua stupidità, delle scene in cui ti trovi in disparte, senza un’idea precisa di cosa sia giusto fare, di cosa sia meglio dire a chi ti sta vicino.
hapax legomenon.
futili riferimenti al passato.
avendo l’impressione di essere vivi e, quindi, irreali.
tranquille periferie televisive.
facendo shopping, implicati in qualche vicenda collettiva.
parlando di tecniche e procedimenti.
arrivata la notte, dalle coltri del mio letto, mi inoltro nelle lagune del sonno e dell’oscurità, costeggiando le masse di nozioni che costituiscono il materiale della mia persona, le spiagge e le scogliere della mia incoscienza, e arrivo nei golfi più interni di un individuo addormentato che non posso pensare di essere.